Stanno facendo tutti finta di niente, io no. Da
due giorni Pescara è tappezzata da 10 manifesti misure 6 metri per 3 metri,
impossibili non notarli: sfondo nero come la pece, e in rilievo la foto del
sindaco Alessandrini mezza scontornata, le mani alzate in segno di resa, uno
stile grafico anni ’70 tipo la sigla di ‘Attenti a quei due’, e accanto la
scritta rossa: ‘Hai mentito ai cittadini sulla balneazione, Alessandrini
dimettiti’. Semplice, chiara, d’impatto, niente fronzoli, niente politically
correct, esattamente come ci ha insegnato il Pd in sei anni di manifesti contro
il sindaco Albore Mascia, ritratto con appiccicato il naso di Pinocchio, o l’immagine
sbiadita per indicare un fantasma. Un manifesto ben evidente, anche se tutti
stanno facendo finta di non essersene accorti, eppure è in bella vista davanti
alla rotonda del Rampigna, e nei punti di maggior passaggio della città. E accanto, a destra, c’è la firma di
chi quei manifesti li ha confezionati, il Capogruppo regionale di Forza Italia
Lorenzo Sospiri. Ma perché fare dei manifesti sull’emergenza balneazione a un
mese e mezzo dalla chiusura dalla stagione, e a due mesi dall’emergenza stessa.
C’ho pensato un po’, lo ammetto, e poi il lampo: la ragione è lapalissiana, ed
è la stessa che da mesi mi spinge, automaticamente, a dedicare il mio Blog allo
stesso tema. Non è che a Pescara non ci sia l’occasione per voltare pagina
rispetto all’emergenza balneazione, per parlare delle altre innumerevoli gaffe
di una giunta comunale goffa, pasticciona, impreparata, mia nonna avrebbe detto
‘arronzona’, tipo se un pasticciere, un calzolaio e un fabbro si mettessero a
progettare la prossima navicella spaziale da lanciare su Marte. Magari a bordo
ci saranno dolci galattici, gli astronauti indosseranno calzature superlative,
i bulloni saranno avvitati alla perfezione, ma difficilmente quella navicella
partirà per Marte. Ecco, alla giunta Alessandrini calza a pennello questo
paragone: essere avvocati, giornalisti, esperti animalisti, medici, dipendenti
pubblici della Regione Abruzzo, analisti del sangue, o chissachealtro, non
significa che si sarà in grado di guidare una città come Pescara. Magari ci
saranno atti giurisprudenzialmente inattaccabili (e nutro forti dubbi su
questo, avendoli letti), magari sui denti di tutti i componenti della giunta
non troveremo un filo di tartaro, o magari nessuno avrà l’azotemia alta, ma
sulla gestione di Pescara come sarebbe amministrativamente utile e opportuno,
beh! Ce ne passa! Ma, per non uscire dal tema, ecco: far uscire oggi i
manifesti per chiedere di nuovo, ancora, le dimissioni del sindaco
Alessandrini, e automaticamente, di tutto il suo esecutivo nasce dall’impossibilità
di cambiare pagina e far finta che a Pescara non sia accaduto nulla. Nasce
dalla consapevolezza di essere amministrati da un sindaco che si è visto
recapitare un avviso di garanzia non per un abuso d’ufficio, che non ci
dovrebbe stare, ma per un sindaco ci sta; ma per un ipotizzato ‘falso in atto
pubblico’, ossia per aver falsificato la data di un’ordinanza con la quale
avrebbe dovuto avvisare la città che il mare era fortemente contaminato dalle
feci e di non fare il bagno per nulla al mondo. Un’ordinanza che non solo non è
mai stata redatta nei tempi dovuti, ossia il 31 luglio 2015, ma è stata scritta
il 3 agosto, fuori tempo massimo, e falsificata, ovvero retrodatata al 1
agosto, e non per un ultimo scrupolo di coscienza, no, ma solo per ‘zittire le
polemiche politiche’. Un’ordinanza sulla quale non un usciere, ma il primo
cittadino ha peraltro mentito, andando in tutte le sedi istituzionali, financhè
dinanzi a un magistrato, affermando di aver scritto quell’ordinanza il primo
agosto, una menzogna miseramente crollata, però, dinanzi alle intercettazioni
telefoniche. Partendo da questa consapevolezza, no, è difficile, anzi, è impossibile
voltare pagina. Certo, le indagini giudiziarie, giustamente, richiedono il loro
tempo. Otto mesi, se non erro, le indagini preliminari, salvo proroghe rese
necessarie dalla complessità della materia. E certamente, se non hanno chiuso
in quattro e quattr’otto il fascicolo è
proprio perché, è una mia logica deduzione, sotto alla vicenda dell’emergenza
balneazione qualcosa ci dev’essere. E comunque non è la magistratura che deve
mandare la politica a casa. Dovrebbero essere la coscienza, la consapevolezza
dei propri errori, e di non aver mai chiesto scusa alla città, dovrebbe essere
la chiara immagine della propria impreparazione, a persuadere la politica a
rinunciare, a farsi da parte, per lasciare spazio a chi sa fare di più, o più
semplicemente a chi sa fare senza mentire alla cittadinanza che ti ha votato.
Dunque quei manifesti 6x3 oggi hanno una funzione precisa: suonare una
campanella e ricordare che a Pescara non si ‘vive felici e contenti’, che a
Pescara nell’estate 2015 è accaduta una cosa gravissima, perché centinaia di
persone hanno allegramente nuotato tra 30milioni di litri di feci e liquami, e
lo scrivo anche se al Direttore tecnico dell’Arta, Giovanni Damiani, ex Verdi e
accanito e feroce ambientalista nei tempi d’oro del sindaco Pace (ovviamente
contro il sindaco Pace) dà fastidio. Strano che parlare di feci non gli dava
fastidio quando al governo di Pescara c’era il centro-destra, strano che all’epoca
gli piaceva essere intervistato al telefono per dire in che ‘disastro
ambientale il centro-destra avesse condotto Pescara’. Strano che non gli
dispiacesse urlare ai quattro venti che le polveri nell’aria avevano superato
di un microgrammo il limite consentito, strano che oggi questi disastri, pure
esistenti, non gli solletichino più la coscienza, anzi, è il primo a salire
sugli scranni di un’aula consiliare per sentenziare ‘basta a dire che c’erano
30milioni di litri di feci nel mare’. E certo, in fondo lo scarico della fogna,
che vuoi che trasporti, sicuramente cioccolata. E queste, purtroppo, rientrano
nelle aberrazioni della politica che entra nella gestione dell’ambiente. Ma
questa è un’altra storia. Pescara oggi è tappezzata da manifesti 6x3 per dovere
della memoria, per ricordare che a Pescara abbiano nuotato tra le feci, ma non
è accaduto nulla: i dirigenti, con un avviso di garanzia sulla testa, sono
rimasti al loro posto a ‘dirigere’ la città; il vicesindaco, altro avviso di
garanzia sulla testa, è rimasto a vicesindacare la città, facendo il bello e
cattivo tempo; il sindaco, anche lui avviso di garanzia sulla testa, è rimasto
immobile al suo posto, sempre con il ghignetto dipinto sul volto, tanto a
Pescara non è successo e non accadrà nulla. Dio non voglia che sia così, perché
quei manifesti 6x3 oggi ci ricordano che Pescara merita più di un sindaco che
aspetta che il Governatore della Regione gli dica cosa fare, come farlo, quando
farlo e gli dia anche la paghetta settimanale per farlo. Merita più di un
sindaco che un mese fa annuncia urbi et orbi che farà il ‘ponte del cielo’,
alla Cettolaqualunquemaniera, e neanche si è preoccupato di chiedere prima il via
libera alla Sovrintendenza, che ha già bocciato il progetto. Merita più di un
sindaco che ha impostato un’intera campagna elettorale contro la realizzazione
della filovia, e dopo un anno partecipa al via libera per la progettazione del
primo e del secondo lotto proprio di quella filovia. Ecco, Pescara merita più
di tutto questo. E quei manifesti 6x3 ce lo ricordano, anche se tutti fanno
finta di non averli notati. Buona giornata!
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