Quanto era bello l’8
dicembre, il giorno dell’Immacolata, primo giorno di apertura ufficiale delle
feste di Natale. Si partiva al mattino presto: Santa Messa nella chiesa dei
pescatori, Sant’Andrea, con tutte le Istituzioni in prima fila, e poi
processione fino alla Madonnina del Porto con i Vigili del Fuoco ad aspettare
la città per posizionare tra le braccia della statua, in alto, la classica
corona in onore della Madonna, e tutti con il naso all’insù per assistere all’operazione,
sempre emozionante. Nel 2012 doppia cerimonia, per la consacrazione della città
alla Madonna, con doppia processione sino al ponte del mare. Ma la giornata era
lunga: alle 10.30 inaugurazione del mercatino di Natale sulle aree di risulta,
con tanto di taglio del nastro e primo brindisi per augurare buone feste ai
protagonisti della vita economica della città. Poi, di seguito, taglio del
nastro per inaugurare la seconda fiera eccezionale in via Venezia; alle 11
conferenza stampa per il primo viaggio di Natalino, il Trenino di Natale
scovato dall’assessore alla Mobilità Berardino Fiorilli, un Trenino con quattro
vagoni, elettrico, che per l’intero
periodo natalizio, dall’8 dicembre al 6 gennaio, trasportava grandi e bambini lungo
le vie pedonalizzate del centro commerciale naturale. Un successone per la
città che dal 2009 al 2013 ha sempre confermato l’appuntamento: ricordo le
file, impressionanti, al capolinea, in piazza Sacro Cuore, delle famiglie che
attendevano con pazienza di far fare il giro ai propri bambini a bordo di
Natalino, un modo economico e divertente di trascorrere tutti insieme le feste
del Natale. Nel 2011 il valore aggiunto, con l’inaugurazione e apertura al
transito pedonale, sempre l’8 dicembre, del primo tratto di una via Firenze
splendida, completamente riqualificata, anche quello un successo dell’amministrazione
comunale, anche quella una delega dell’assessore alla mobilità e alle grandi
opere Fiorilli, con una folla che per la prima volta aveva voluto partecipare
alla prima passeggiata per tenere a battesimo la nuova pavimentazione, mentre
qualche incauto consigliere di circoscrizione sbeffeggiava una scelta
architettonico-urbanistica che a tre anni di distanza si è rivelata
fortunatissima con l’apertura di decine di nuovi esercizi commerciali lungo la
stessa via Firenze. Simbolo della lungimiranza di un’amministrazione comunale che
aveva avuto il coraggio di allontanare smog, auto e caos, e di privilegiare i
pedoni. A mezzogiorno, l’appuntamento con i bambini in piazza Salotto per
addobbare insieme l’albero di Natale, l’abete alto 12 metri: lo spirito era
chiaro, è ovvio che l’amministrazione comunale avesse i propri addobbi (nel
Natale 2013, 200 palline biancazzurre), ma l’obiettivo era quello di far
partecipare all’operazione i veri protagonisti del Natale, i bambini. L’obiettivo
era quello di trasformare il salotto della città nel salotto di casa propria, e
di far posizionare ai più piccoli i propri addobbi, alcuni realizzati in
classe, altri a casa, ma bastava anche un disegno o la letterina colorata a
Babbo Natale per esserci. E chi se la dimentica la lettera della bambina che
chiedeva a Babbo Natale di far tornare a casa il suo papà per la festa, un papà
ormai divenuto il suo angelo custode. E infine, per chiudere la giornata, l’appuntamento
più emozionante: ore 18, concerto Gospel in piazza della Rinascita e
accensione, puntuale, delle luci della città, da corso Umberto a corso Vittorio
Emanuele, da via Nicola Fabrizi ai portici, da via Roma a via Trento, sino agli
alberi di Natale. Mamma che giornate, cinque anni vissuti di corsa per permettere
alla città di godersi la gioia e la serenità del giorno dell’Immacolata,
cercando di soddisfare tutti i desideri, le necessità, affrontando spesso
polemiche sterili, stupide, prive di senso: lo spegnimento imprevedibile di una
fila di luci, su 200 luminarie; i disegni dei bambini che non rendevano onore
all’albero di Natale; Natalino che transitava su via Firenze, ma non su corso
Vittorio Emanuele, ancora pieno di auto; il mercatino di Natale che era stato
affidato a pinco invece che a pallino; e la musica natalizia diffusa tramite
altoparlanti per le vie dello shopping, troppo forte o troppo piano, a seconda
della sensibilità uditiva dell’interlocutore; e l’installazione delle ‘porte di
Natale’ che erano troppo basse o troppo alte. Polemiche fomentate dal Pd,
ovviamente, e che rimbalzavano, ogni giorno, su questo o quell’Organo di
Informazione. Ieri è stato il primo 8 dicembre del Pd, sindaco Alessandrini.
Ebbene, non ho alcuna remora a dire che è stato l’8 dicembre più triste e
dimesso della storia di Pescara, e non per la presunta carenza di fondi, non
diciamo corbellerie, che nelle ultime tre settimane la giunta Alessandrini ha
effettuato prelevamenti dal fondo di riserva (quello destinato a coprire le
emergenze) per oltre 200mila euro, prevedendo, tanto per cominciare, 28mila
euro per gli ‘eventi natalizi’ (ma ne riparleremo). Ieri la giornata è stata
dimessa e triste per la totale assenza di piccoli elementi utili a creare il clima
natalizio: dov’erano le Istituzioni alla processione della Madonnina del Porto?
E soprattutto, la processione si è svolta (domanda legittima visto che non ne
ho trovato alcuna traccia)? Dov’era l’inaugurazione del mercatino di Natale
(quest’anno partito il primo dicembre…perché?)? Che fine ha fatto Natalino,
quel Trenino dai costi contenutissimi che comunque sarebbero ricaduti sul
bilancio 2015 grazie agli accordi con Gtm, proprietaria del mezzo, quindi non
accampiamo la scusa dei fondi carenti! E ieri pomeriggio dov’è finita la magia
delle luci accese, delle luminarie, la magia della musica che accompagna l’accensione
del tradizionale abete? E dov’erano i disegni dei bambini a colorare quell’albero?
Ma soprattutto, dov’è finito lo spirito cattolico-cristiano del Natale che un’amministrazione
comunale dello Stato italiano ha il dovere di rispettare? Possibile che l’8
dicembre del governo Pd si sia ridotto a una sfilata di moda, svolta dentro un
mercato coperto, ossia a una manifestazione di pura estetica, e utile esclusivamente
alle attività commerciali che hanno fatto sfilare i propri prodotti, che si
sarebbe potuta svolgere in qualunque altro giorno dell’anno? Sciatteria. Questa
è l’unica spiegazione logica per un’amministrazione alla quale non viene
chiesto di ‘inventare’, di ‘creare’ novità, ma almeno di ‘copiare’ ciò che di buono
è stato fatto da chi li ha preceduti. Ma la sciatteria impedisce anche di
copiare. E consente di rovinare il
Natale a chi ancora lo vuole vivere. Buona giornata!
martedì 9 dicembre 2014
lunedì 1 dicembre 2014
Corso Vittorio Emanuele, ecco servito il minestrone del Pd
30 chilometri all’ora? Si, buonanotte, mio nonno
forse. Da oggi corso Vittorio Emanuele è stato riconsegnato con un bel fiocco
natalizio in testa agli automobilisti e quindi ci marcio alla velocità che mi
pare. Devono averlo pensato i 10, 20, 100, 1000 automobilisti che dalle 8.30 di
stamane hanno tirato un sospiro di sollievo pensando che tutti i problemi di
Pescara sono stati risolti con la riapertura al traffico di quel famigerato
corso che qualcuno, un anno fa, aveva pensato di rendere finalmente vivibile. E
chisseneimporta dei cartelli, dei vigili spauriti più dei cittadini, che si
guardavano scorrere davanti come frecce quelle vetture, da sud verso nord, ma
anche da nord verso sud, perché no, salvo poi frenare quando gli autisti della
Gtm, fermi a gruppetti sul corso per cercare di capirci qualcosa, si
sbracciavano per fermare l’avventato di turno ed evitare un frontale. Anch’io
ci sono andata, ovviamente a piedi, sul corso, per vedere, per cercare di
capire se in fondo in fondo riuscivo a trovare una giustificazione a tale
scelleratezza. Ma niente: due ore ferma per guardare, ma una giustificazione
non c’è. Le auto, che comunque già da dieci giorni attraversavano il corso
pedonale ufficiosamente, passavano una dopo l’altra. Qualche automobilista
ancora titubante rallentava in corrispondenza di via Teramo, salvo poi
procedere spedito quando qualcuno più spavaldo strombazzava con il clacson per
dirgli ‘svegliati, possiamo passare’. Qualcuno, in verità, passava e poi
abbassava lo sguardo dinanzi ai flash delle foto o dinanzi alla telecamera di
qualche emittente televisiva, come a dire ‘non è colpa mia, ma se posso
passare, passo’. Unico baluardo a un atto di tale inconsistenza, il consigliere
regionale Lorenzo Sospiri che, con alcuni consiglieri comunali Forza Italia, ha
esposto due striscioni dal palazzo dell’ex Aptr, sempre su corso Vittorio
Emanuele: ‘Difendi il Corso’ e ‘Pd uguale a tasse e smog’: impossibile dargli
torto, da qualunque parte politica si stia, impossibile non ammettere le sue
sante ragioni. Sue e di tutti coloro che da mesi continuano a chiedere a chi
oggi governa, il Pd appunto, di non distruggere Pescara e le sue bellezze, di
garantire vivibilità e vita a chi abita o lavora o frequenta corso Vittorio
Emanuele. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E così oggi, con il
suo solito ghigno soddisfatto, il sindaco, accompagnato dal vicesindaco
tuttologo, ha avuto anche la baldanza di farsi il suo giretto su corso Vittorio
Emanuele per vedere compiuta la propria opera-scempio: quel passaggio delle
auto che stanno distruggendo la pavimentazione, le fontane, le luci e tutto ciò
che dopo sessant’anni stava riqualificando l’immagine del corso riportandovi
vita, gente e utenti. E ovviamente, nel suo giretto, si è soffermato in quei
negozi compiacenti che però oggi hanno avuto la loro prima doccia fredda: le
auto sono tornate a frotte sul corso, i clienti no. Non ho visto resse dinanzi
alle vetrine, non ho visto code in attesa di entrare, non ho visto potenziali
utenti. Ho visto solo pedoni delusi, che cercavano di capire quando potevano o
meno attraversare il corso; ho visto qualche coraggioso che ancora camminava
nel centro della corsia sfidando le auto in transito; ho visto ciclisti che
schivavano le vetture; ho visto una città nel caos, tipica di chi non c’ha
capito niente di cosa significa amministrare un territorio di 127mila abitanti.
Eh no! I negozi, specie di quei 7 che per mesi, invece di inventarsi come
attrarre clienti, hanno inscenato proteste-sandwich sulle rotatorie contro i
lavori sul corso, erano tristemente, inesorabilmente vuoti. Dentro, o sulla
soglia, i titolari, con la solita sigaretta tra i denti, a masticare amaro, perché
oggi è emerso l’uso strumentale della politica della loro protesta. Le auto
sono tornate, i clienti no, e non torneranno per un bel pezzo, perché gli anni ’80
sono finiti, e l’amministrazione comunale Pd ha già svuotato le tasche dei
pescaresi. Gli ultimi spiccioli servono ora per fare benzina e fuggire verso le
offerte dei centri commerciali fuori città, ovviamente attraversando corso
Vittorio Emanuele in auto per fare prima! Buona giornata
!

martedì 25 novembre 2014
Udite udite: Corso Vittorio Emanuele è stato riaperto al traffico
Nessuno avrà il ‘privilegio’ (se così lo si può
definire) di transitare in auto per primo sul nuovo corso Vittorio Emanuele, riaperto
al traffico, sembra, dal prossimo primo dicembre. Nessuno potrà fregiarsi del (triste)
primato di aver riattraversato per primo, a bordo di quattro ruote, quella
strada storica, pedonalizzata per un anno dall’amministrazione di
centro-destra. E nessuno potrà appuntarsi quella medaglietta al petto per una
ragione semplicissima: corso Vittorio Emanuele è già di fatto aperto al
traffico. Decine di auto, ogni mattina, tra le 7 e le 8, ci passano
tranquillamente, a tutta birra, superando di gran lunga i 30 chilometri orari,
da sud a nord, schivando a mala pena qualche malcapitato ciclista. Decine di
furgoni ogni mattina attraversano quel corso per raggiungere il negozio presso
cui scaricare la propria merce, anche se quel negozio non si trova in corso
Vittorio Emanuele, ma così si fa prima. Decine di furgoncini ogni mattina ci si
fermano, anche di traverso, per permettere ad autisti e passeggeri di fare
colazione presso qualche bar situato sul corso. L’ho visto con i miei occhi e,
ovviamente, l’ho anche fotografato con il mio smartphone, in modo da non poter
essere smentita. Da circa una settimana, per ragioni di lavoro, alle 7.30 in
punto mi capita di imboccare a piedi il corso dall’incrocio con piazza della
Repubblica e di percorrerlo, sempre a piedi fino in fondo, per andare in
edicola dal buon amico Luigi Baiocchi o in ufficio. Sette giorni fa il primo
incontro-scontro: ero nel cuore del corso quando vedo dinanzi a me una punto
blu sfrecciare di corsa, tanto di corsa da non avere neanche il tempo di
prendere il mio cellulare dalla tasca del piumino e fotografarla, ma la targa
quella sì, quella l’ho presa, e la stavo appuntando sempre sul cellulare per
segnalarla a chi di dovere, allora CH…87… ma come, lì mi sono fermata, perché subito
dopo, dietro la punto blu, arriva una Multipla, sempre blu…ma allora non è solo
la maleducazione di uno ‘scostumato’, come avrebbe detto mia nonna. No no: su
corso Vittorio Emanuele ci sono automobilisti che già hanno ripreso a
utilizzare la strada per andare a lavoro, o comunque a sbrigare faccende. Ma la
prova del nove è arrivata il giorno dopo: mi metto di punta, mi sono detta, e
la prima auto che vedo passare faccio le foto. Eh no, m’è andata ancora meglio.
Neanche la punta ho dovuto fare: cammino, pochi passi, e subito mi si para
davanti un furgoncino, un piccolo Ducato, piazzato di traverso, sempre nel
tratto pedonale della strada, bello in sosta ‘comoda’, con tre operai accanto
che mangiavano cornetti e bevevano cappucci caldi. Faccio due metri, foto, mi
rigiro, ed ecco arrivare un bel camion, che percorre a velocità sostenuta,
nonostante la presenza dei ciclisti, il corso ‘chiusoalleauto’, e non si ferma,
l’attraversa proprio, entrando dall’incrocio con via Teramo, per uscire in
corrispondenza di corso Umberto-piazza della Repubblica e continuare verso
nord. E subito dopo, sul lato mare della strada, ecco l’altro furgone aperto,
per scaricare merce, anche quello piazzato in sosta sul corsopedonalizzato. Ma
da dove entrano auto e furgoni? Semplice: alla confluenza con via Teramo hanno
spostato le fioriere inizialmente posizionate per impedire l’ingresso dei
veicoli, e hanno creato due varchi, esattamente ai due lati delle tre fioriere,
quindi chiunque oggi può tranquillamente transitare sul corso. E di fatto quei ‘chiunque’
sono tanti, almeno 10-15 al giorno che continuo a incontrare ogni mattina, da sette
giorni a questa parte. Il significato di tutto questo è chiaro: l’obiettivo dell’attuale
amministrazione comunale, da sempre contraria alla pedonalizzazionesimbolo di
corso Vittorio Emanuele, simbolo perché è la firma della coalizione di
centro-destra sulla città, è quello di far degradare velocemente la qualità
ambientale, artistica, architettonica, di quell’opera di urbanizzazione,
trasformando il bello in brutto, per cancellare quella firma tanto odiata.
Altrimenti non si spiegano le fontane tutte già rotte e l’acqua verdognola e
puzzolente all’interno, segno di una totale assenza di elementare manutenzione.
Non si spiegano i rifiuti che galleggiano su quell’acqua verde. Non si spiegano
i segni degli pneumatici sui disegni geometrici del corso. Non si spiega la
totale assenza di vigilanza da parte della Polizia municipale al mattino,
quando basterebbero cinque minuti fermi, seduti su una panchina, volendo, per sorprendere
quelli che violano il corso pedonale senza permessi, né autorizzazioni,
mettendo peraltro a rischio la vita di ignari pedoni e ciclisti. Appunto, volendo!
Ma questa volontà non c’è. C’è piuttosto il desiderio di cancellare quell’opera
d’arte illuminata che oggi è corso Vittorio Emanuele il più velocemente
possibile, e che fa se i Pescaresi hanno speso 1milione 400mila euro per quell’opera,
peggio per loro. Ormai ci siamo: stando alle ultime notizie, tra sei giorni ci
sarà il D-Day, la riapertura al traffico di corso Vittorio Emanuele, e anche
questo mio articolo sul Blog sarà ‘il passato’. Ma nessuno che mi venga a
propinare il servizio sul primo automobilista che riattraverserà in auto corso
Vittorio Emanuele, perché questa non è già più una notizia. Quel primato è già
stato ampiamente superato, in barba a qualunque ordinanza, e in onore della
sciatteria che governa sovrana Pescara da cinque mesi a questa parte. Buona
giornata!
venerdì 21 novembre 2014
La Torre del Comune di Pescara è femmina
La Torre del Palazzo comunale di Pescara è femmina! Non c'è alcun dubbio: sarà nata sotto il segno dei pesci, amerà le luci soffuse, cene a lume di candela, non lo so, ma sono sicura che sia femmina. E ne è tanto sicura la nuova amministrazione comunale che ha deciso di colorarla di rosa dallo scorso primo ottobre per farlo sapere alla città. E niente, non c'è modo di farle capire che quel colore doveva essere temporaneo, perché aveva un significato. Niente, la torre è femmina e il rosa resta. Ci sarebbe da ridere se quel colore rosa non fosse l'ennesimo segno di sciatteria e disattenzione. Un passo indietro: ogni anno, dal 2009, il Comune di Pescara nel mese di ottobre ha aderito alla campagna del Fiocco Rosa della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro le Leucemie e i tumori, per la prevenzione del tumore al seno nelle donne. E, quale messaggio alla città, quale segno distintivo per significare al territorio la propria adesione, l'amministrazione comunale ha tradizionalmente accettato di 'colorare' di rosa la torre civica. Come si fa? Escamotage elementare: si posizionano delle gelatine colorate sopra le lampade che si trovano all'interno della torre e che la illuminano tutte le sere. Un piccolo effetto speciale, dai costi irrisori, e il rosa appare. Ma quelle gelatine, una volta posizionate il primo ottobre, mese dedicato alla campagna specifica, poi, il primo novembre...vanno tolte. Anche in questo caso il passaggio è veloce: si sale sulla torre attraverso la scalinata interna, ci si avvicina alle lampade, e si rimuove la gelatina rosa rimasta, pronti alla prossima campagna di sensibilizzazione della città: gelatine azzurre per aderire alle iniziative Unicef, colorando di azzurro la torre civica; gelatine verdi per colorare di verde la torre per la giornata mondiale delle vittime della strada, e via dicendo. Questa volta no: sarà per la forte presenza di donne nella giunta comunale, sarà per la forte presenza di donne tra gli scranni, ma questa volta la torre, è deciso, resta rosa. E allora ha continuato a illuminarsi di rosa nella notte di Tutti i Santi, nella notte dei Defunti, nella notte di San Martino. Probabilmente resterà rosa per la sera di Santa Cecilia, e siamo di buzzo buono per farla restare rosa per Sant'Ambrogio e Santa Lucia. A questo punto aspettiamo pure Natale e tagliamo la testa al toro. E la cosa farebbe ridere se invece la realtà non fosse diversa: semplicemente al Comune si sono dimenticati di far rimuovere quelle gelatine rosa che avevano un significato preciso, chiaro. Lasciare la torre di colore rosa tutto l'anno, o comunque anche per due-tre mesi, significa cancellare la validità di quel messaggio e dell'adesione a quella campagna di salute. Dimenticarsene ci fornisce, purtroppo, la misura del valore che l'attuale amministrazione ha attribuito a quella stessa campagna, segno che le parole delle conferenze stampa lasciano il tempo che trovano se non sono studiate, concepite e sentite. E la cosa ancora più sconvolgente è che quella dimenticanza non ha destato l'attenzione di alcuno: proprio di fronte al Comune c'è la sede di un autorevole Organo di Stampa che più di una volta, dal 2009 al 2014, ha tirato le orecchie alla precedente amministrazione se anche solo uno dei quattro orologi della torre era in ritardo o in anticipo, e vai con gli sberleffi, fotonotizie e commenti al veleno. Oggi però quella sede autorevole deve aver abbassato gli occhi o tirato le tende se da ben 21 giorni non si è accorta di un dettaglio che tale non è: una torre colorata di rosa e...perché? Un'Informazione disattenta? No, affatto. Buona giornata
lunedì 17 novembre 2014
Aiuto, il sindaco ha perso la voce!
Aiuto, il sindaco ha perso la voce! E' quanto si desume oggi a Pescara, dove la politica ventriloqua ha sostituito completamente il primo cittadino. Parla il vicesindaco al posto del sindaco, e parla sempre, ininterrottamente, e di tutto: dal tombino otturato al manifesto staccato, dall'asfalto da rifare alle bollette da pagare, dal bambino con le ginocchia sbucciate alla signora con le doglie. Parla il Presidente della Regione al posto del sindaco, e parla sempre, dalla demolizione dell'ex Cofa all'abbattimento dell'ex Fea, dallo sfratto dei vigili del fuoco al Festival degli oceani, dai ponti verso il paradiso al cielo in una stanza. E parlano gli assessori al posto del sindaco, sempre e anche in modo talvolta imbarazzante ('le attività commerciali dovranno restare aperte tutto il giorno, anche di notte...!'). L'unico che non parla è lui, il sindacoAlessandrinichecistoafarequi. L'ultimo episodio, il più sbalorditivo, è stato il postverticediCelano, in teoria da lui voluto, convocato, organizzato, con tanto di mogli e amici a quattrozampe al seguito, per trovare l'amalgama in una maggioranza raffazzonata che tale non è mai stata. Il paradosso quando lo stesso sindacoZagat ha detto che 'è un'occasione per conoscersi meglio'...ancora? Cioè non sono bastati cinque anni di opposizione insieme, una campagna elettorale, un programma sottoscritto e 5 mesi al governo per conoscersi? Ci voleva l'aria di Celano per fraternizzare? Ma tant'è: nell'ultimo week end ci si sarà pure conosciuti meglio, si sarà pure trovato l'amalgama, le mogli si saranno pure scambiate ricette di cucina o consigli sui nuovi tendaggi da salotto o sullo smalto più cool. E i mariti avranno anche parlato di calcio, gioito insieme per la vittoria del Pescara, o avranno schiacciato un pisolino complice su qualche divanetto insieme nella hall di Celano. Ma il vero risultato è che, trovato l'amalgama, si sono persi il sindaco per strada, disperso forse tra le foreste di Celano, censurato, imbavagliato, tutto purchè non parli con alcun giornalista. E giù il fiume delle dichiarazioni: il Presidentefacciotuttoiosindacopadroneesotto D'Alfonso che ha rilanciato un'idea veramente innovativa: cacciamo da viale Pindaro la Caserma dei Vigili del Fuoco, senza dire, ovviamente, dove intende spostare il Comando, ma tanto chisseneimporta (peccato fosse un'idea anno 2000). Accanto, a due centimetri, un assessore che propone di lasciare aperte le attività commerciali di giorno e anche di notte. Accendi la Tv e senti su Rete 8 sempre il vicesindaco che parla del conclave di Celano (e guai a dire che hanno mangiato pappardelle e usufruito della Jacuzzi). Ma il vero protagonista, la star, il presunto promotore del vertice, che fa...tace. Non una dichiarazione, non una parola, non un commento, non una rassicurazione alla città che l'ha votato circa la tenuta della maggioranza di Governo, non una presa di posizione, non un sunto di quanto deciso. Nulla di nulla. Qualcuno (per la verità molti) penserà: 'E che c'è di nuovo? Sono 5 mesi che a Pescara decidono tutto D'Alfonso-alias il Presidente di Regione, e il vicesindaco, longa manus di D'Alfonso al Comune, e sono 5 mesi che a Pescara il sindaco non c'è'. Ma oggi quell'assenza è, se possibile, ancor più imbarazzante e allora sorgono spontanee delle domande: chi ha voluto realmente quel conclave? Perché domenica è stato presieduto da D'Alfonso, se il fine ultimo era ricompattare la maggioranza comunale, e non regionale? Perché il sindaco non ha sentito la necessità di dire la sua al termine del vertice? Per quante volte ancora il Presidente dovrà riprendere per un orecchio quel sindaco e dettargli cose da fare, tempi e modi, per tamponare quell'immagine di totale immobilismo che oggi impera a Pescara? Per quanto tempo Pescara continuerà a essere senza un sindaco capace di assumere decisioni e le relative connesse responsabilità, senza farsi sostituire dai ventriloqui di palazzo o del palazzo accanto? E soprattutto: perché al conclave non hanno preso parte consiglieri comunque di rilievo, portatori di voti a catinelle, come i milleepassa voti del consigliere Massimiliano Pignoli? Buona giornata!
giovedì 13 novembre 2014
Schhhhht! Il Consiglio comunale si riunisce su corso Vittorio Emanuele, ma la città non deve saperlo
Schhhhhht! Il Consiglio comunale si riunisce per far parlare la città del futuro di corso Vittorio Emanuele, aperto o chiuso al traffico, ma la città non deve saperlo. Fosse mai che volesse partecipare, o dire la sua, o semplicemente assistere al 'teatrino' e sentire chi e cosa hanno da dire gli eletti! Succede oggi. Succede a Pescara. Alle 16 si riunisce l'assise sovrana, quella chiamata (in teoria) a decidere le sorti della città, si riunisce in seduta aperta, vale a dire che possono partecipare e prendere la parola al microfono comuni cittadini, uomini e donne della strada, associazioni di categoria, forze produttive. Ma nessuno lo sa: fatto salvo l'articolo odierno sul quotidiano 'Il Centro', tutti gli altri erano oggi troppo impegnati a seguire le iperboli degli elicotteri che da ieri sera hanno fatto spola Ortona-Pescara-Ortona per riportare a casa i 120 naufraghi della portaerei Cavour. Ma questa è la democrazia dell'informazione, baby, piaccia o non piaccia, c'è chi ha il potere di decidere ciò che si pubblica e ciò che non si pubblica, come si pubblica, dove e quando, sugli Organi di Stampa. E fa niente che si tratti comunque di 'notizie di servizio', di fatti che riguardano il futuro di Pescara, di temi tanto delicati quanto la mobilità, il traffico, l'inquinamento atmosferico, il futuro dei nostri bambini, gli assetti viari. Chi ha il potere di decidere può o meno censurare. Così come può censurare un sito informativo istituzionale come quello del Comune: basta andare nel settore News del sito www.comune.pescara.it e la prima notizia pubblicata in evidenza riguarda la ricerca di sponsor per finanziare le feste di Natale...poi l'istituzione di un presunto tavolo tecnico sul traffico in cui, guarda un po', perbaccolina che distrazione, non si fa menzione della seduta odierna del Consiglio comunale su corso Vittorio Emanuele...poi si continua con la terza replica circa l'installazione dei sistemi di segnalazione di eventuali allagamenti della golena nord di Pescara (opera decisa, voluta e appaltata dalla giunta Albore Mascia, assessore alla Protezione civile Berardino Fiorilli)..ma pur scendendo tra le notizie e cercando disperatamente, nulla, della seduta straordinaria del Consiglio comunale su corso Vittorio Emanuele nulla, neanche l'ombra. Né le strutture deputate, in Comune, a notificare alla città l'appuntamento, si sono sognate di farlo. L'obiettivo è chiaro: mantenere un basso profilo, far in modo che la partecipazione sia irrisoria, ridotta ai minimi termini, per lanciare un messaggio, ossia che la riapertura alle auto di corso Vittorio Emanuele non interessa in realtà alla città, che la sua riqualificazione è stata inutile, dunque...avanti traffico alla riscossa! In realtà non è così: certo, una seduta di giovedì pomeriggio non aiuterà la partecipazione popolare, ma la città vuole sapere, vuole poter partecipare e decidere se riaprire o meno alle auto corso Vittorio Emanuele, e vuole poter dire la propria prima che il dado sia tratto. Ovviamente non sarà così: oggi si discuterà del nulla, magari il sindaco Zagat mostrerà la sua solita faccia con espressione annoiata, il mento poggiato sul palmo della mano sinistra, il mezzo sorrisetto, e il vicesindaco che ha già deciso e domani o dopodomani farà calare la sua scure sulla città, distruggendo un'altra opera dell'amministrazione di centro-destra. E allora l'unica arma sarà quella del referendum: si farà, magari tra un anno, ma si farà, e l'esito di quella consultazione sarà un'altra giornata triste per il Pd. Buona giornata!
mercoledì 5 novembre 2014
La morale a sinistra: 10mila euro per un Festival
Nei giorni scorsi sono stata coinvolta/travolta, mio malgrado, in un discorso sulla 'moralità': contestando un mio commento facebookiano (l'episodio del maratoneta morto in piazza Salotto), mi sono presa una bella 'lezione di morale' da una serie di personalità 'impegnate nel variegato universo della Kultura pescarese', saliti in cattedra per decidere cosa fosse o meno 'morale'. Un interessantissimo dialogo, rimbalzato su altre bacheche facebook, che a un certo punto ha preso la piega di uno spot autopromozionale dei soggetti che avevano aperto la ramanzina. Bene, sono trascorsi giorni, gli animi si sono rasserenati, ci avviciniamo alle feste, passata Halloween arrivano i festival e le serate, che trascorreremo tra il centro storico, qualche cinema e lunghe passeggiate. Ma la mia mente ha continuato a riflettere, a pensare, a meditare, sino a quando quel 'dibbbbattito' sulla morale mi è riapparso in tutta la sua nitidezza e chiarezza. Nei giorni scorsi, per la precisione il 30 ottobre 2014, la giunta comunale Zagat ha approvato una bella delibera, la numero 684, su 'Variazione urgente al bilancio di previsione 2014-2016': ritengo che la dicitura sia chiara, per variazione urgente si intende uno spostamento di somme da un capitolo a un altro del bilancio per affrontare spese che, per loro stessa natura, sono urgenti, improcrastinabili e non rinviabili. Che so: spese per fronteggiare le conseguenze di un alluvione, di un'esondazione, una nevicata eccezionale, o la sistemazione urgente di una strada utile per salvare vite umane. Insomma tutto ciò che la nostra immaginazione classifica come 'urgenti' e che non può attendere un normale stanziamento di bilancio con relativo impegno di spesa ed erogazione di somme. Spulcia, spulcia, ho iniziato a leggere quella variazione: tagliati 100mila euro stanziati dalla precedente giunta di centro-destra per 'l'integrazione e il disagio sociale'; tagliato 1milione di euro per il completamento della rete delle acque bianche su via Nazionale Adriatica sud (Piano antiallagamento); tagliati i 2milioni di euro fondi ex Pain per l'ultima parte del Piano antiallagamento, sempre a Pescara sud; tagliati 10mila euro per la manutenzione degli edifici scolastici; tagliato 1milione di euro destinato al potenziamento della rete fognaria di Pescara sud; azzerato il fondo per finanziare gli accordi transattivi extragiudiziari (che servono all'Ufficio legale per ridurre i contenziosi); ma....ohibò!...Perdindirindina....non credo ai miei occhi: c'è una spesa urgente e improcrastinabile sottoposta alla giunta, una spesa tanto urgente e vitale da richiedere una 'variazione urgente del bilancio': l'erogazione di 10mila euro per finanziare il Festival delle Letterature dell'Adriatico, evento di tutto rispetto, per carità. Immagino l'urgenza del provvedimento, immagino che la salvezza di decine di vite umane dipendano da tale provvedimento, tanto da giustificare una riunione della giunta comunale. Ma ecco che mi torna in mente il 'dibbbbattito' sulla morale: è morale per un'amministrazione che da cinque mesi piange miseria, dicendo di aver trovato solo 'buchi' di bilancio dal precedente governo, erogare 10mila euro per un Festival delle letterature? E' morale per un'amministrazione comunale, che dice di essere in predissesto, togliere, con la mano destra, 2milioni di euro necessari per evitare allagamenti a Pescara sud e dare, con la mano sinistra, 10 mila euro a un Festival delle Letterature? E' morale per un'amministrazione comunale, che dice di essere in predissesto, togliere con la mano destra 100mila euro alla lotta contro il disagio e dare, con la mano sinistra, 10mila euro al Festival delle Letterature? E' morale per un'amministrazione comunale, che dice di essere in predissesto, togliere, con la mano destra, 1milione di euro per la rete fognaria di via Nazionale Adriatica sud, e dare, con la mano sinistra, 10mila euro al Festival delle Letterature? Ma questa moralità diventa paradossale quando, aperti i giornali stamane leggo testualmente: 'L'iniziativa tutta - conclude il suo direttore (del Festival s'intende) - testimonia come alle magre casse pubbliche si possa rispondere con l'intervento dei privati. Non è colpa di nessuno, è un dato di fatto. Bisogna prenderne atto"....come come come? 10mila euro erogati dal Comune con un provvedimento d'urgenza sono 'magre casse pubbliche'? Ed è morale quest'affermazione per un'amministrazione comunale che dallo scorso primo novembre ha lasciato a casa, dopo cinque anni di servizio, 7 ragazzi affetti da disabilità psichica perché in cassa non sono riusciti a trovare 2.800 euro lordi per coprire per due mesi le borse lavoro per quei 7 ragazzi? E' morale che per quei 7 ragazzi non si sia fatta una 'variazione di bilancio urgente'? La risposta io ce l'ho: sì, tutto questo è morale, a sinistra. Compreso usare 10mila euro per un Festival che per il concerto dell'artista Bersani ha previsto anche un biglietto d'ingresso a pagamento. Buona giornata...ah! Per chi volesse approfondire, come sempre, pubblico il link della delibera, per renderla pubblica, e i relativi articoli, tratti dai quotidiani Il Messaggero e Il Centro!

http://www.comune.pescara.it/internet/index.php?codice=762&ID=27019

http://www.comune.pescara.it/internet/index.php?codice=762&ID=27019
Iscriviti a:
Post (Atom)