giovedì 2 luglio 2015

La trasparenza delle ordinanze comunali ai tempi del Pd


Per essere valida un’ordinanza sindacale va resa nota, ovvero pubblicata, almeno 48 ore prima dell’entrata in vigore del dispositivo in essa contenuto. In caso contrario, quell’ordinanza è nulla. Come sempre, non lo dico io, ma lo prevede la normativa. E lo dice persino il Comune di Pescara, in tutte le ordinanze che, però, vengono pubblicate addirittura quando sono già trapassate. Succede ormai puntualmente da un anno a questa parte, bel segno di trasparenza. Ecco l’ultimo caso: ordinanza numero 328, firmata dal sindaco Alessandrini. Un’ordinanza semplice semplice: in sostanza un’impresa privata deve fare i lavori di rimozione e sostituzione di alcune insegne in un edificio situato nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, numero civico 190 e chiede al Comune, giustamente, di prevedere un divieto temporaneo di transito pedonale esclusivamente nel tratto di marciapiede antistante il civico 190, appena 30 metri, tra le 8 e le 20 dello scorso 30 giugno 2015. Facciamo attenzione: l’impresa è perfettamente in regola, inoltra la sua istanza il 25 giugno, quindi con cinque giorni di preavviso, allega la piantina, tutti i dettagli e resta in attesa di un’ordinanza semplice semplice, due righe per un minimo ingombro, giusto un piccolo dispositivo di sicurezza. Bene, ma come sempre, è qui che casca l’asino: gli uffici tecnici fanno l’ordinanza, che però riporta la data del 29 giugno, ossia appena 24 ore prima dell’entrata in vigore del dispositivo, ossia fuori tempo massimo per dare esecutività all’ordinanza. E, se leggiamo l’ordinanza, lo dice lo stesso documento: ‘l’efficacia della presente ordinanza è subordinata alle seguenti condizioni: …apposizione della segnaletica verticale semovente (le paline mobili) di divieto di transito almeno 48 ore prima dell’inizio del divieto stesso; invio della prescritta dichiarazione di avvenuta apposizione della segnaletica a mezzo fax prima della decorrenza del presente atto;  disponibilità sul luogo dei lavori, della dichiarazione di apposizione della segnaletica…’. Ovvero, dice la legge: per rendere valida un’ordinanza sul traffico, la segnaletica va installata almeno 48 prima dell’entrata in vigore, per permettere a tutti di prenderne conoscenza, e l’ordinanza è valida solo se la segnaletica è stata installata 48 ore prima. Ora, seppure fosse che il sindaco Alessandrini ha firmato l’ordinanza alle 8 in punto del 29 giugno, comunque l’ordinanza dev’essere stata restituita agli uffici tecnici che, a loro volta, l’hanno restituita all’impresa privata che, solo dopo aver avuto l’ordinanza in mano, può aver dato mandato di apporre la segnaletica verticale mobile per indicare il divieto. E quando sarà avvenuto tutto questo? Intorno alle 9.30 del 29 giugno, bene,…peccato che il dispositivo scattasse, com’è in effetti scattato, alle ore 8 del 30 giugno, ossia meno di ventiquattr’ore dopo, e un giorno prima delle 48 ore imposte dalla legge! Ciò significa che quell’ordinanza, che pure è stata applicata, era di fatto nulla: nullo il divieto, nulle le paline, se sono state installate, e, se qualcuno avesse ricevuto un danno da quei lavori, beh! Il Comune avrebbe dovuto preparare un risarcimento. Ma c’è di più: firmata un’ordinanza, il Comune ne deve dare massima conoscenza e divulgazione, utilizzando tutti gli strumenti a propria disposizione, come il sito istituzionale. Ed è vero, lo ha fatto, l’ordinanza è stata pubblicata, sì…peccato che la pubblicazione sia avvenuta il primo luglio 2015, per un lavoro iniziato e concluso il 30 giugno 2015, ossia ventiquattro ore prima. In altre parole i pedoni hanno saputo solo il primo luglio che non avrebbero potuto transitare su un tratto del marciapiede di corso Vittorio Emanuele…il 30 giugno, ovvero il giorno prima! La motivazione è semplice: l’ordinanza firmata evidentemente dal sindaco solo la sera del 29 giugno, è stata caricata sul sito istituzionale del Comune solo la mattina del 30 giugno, quindi è diventata visibile ai cittadini il primo luglio, quando in realtà era già scaduta. Una circostanza che susciterebbe una sana e scontata risata, se non fosse istituzionalmente drammatica, rivelando il volto di un’amministrazione comunale che, dopo un anno di governo, non riesce ancora neanche a pubblicizzare, nelle forme corrette, un’ordinanza, figuriamoci amministrare una città di 127mila abitanti che, durante le ore del giorno, specie in estate, arriva anche a 250-300mila persone che gravitano sul territorio. Rendere pubblica un’ordinanza, un divieto, un permesso, un qualunque provvedimento assunto sulla città, in altre parole ‘informare’ i cittadini che si amministrano, consentire a ciascuno di essi di avere gli strumenti necessari per vivere il proprio territorio senza ‘sorprese’ è un dovere per chi amministra. Quante volte, nei cinque anni trascorsi come ufficio stampa del Comune con il sindaco Albore Mascia, mi sono sentita dire che ‘non comunicavamo’, non facevamo abbastanza per rendere visibile all’esterno ciò che si decideva in Comune, ciò che si faceva, ciò che si progettava. Oggi, dopo un anno di governo Alessandrini, quelle parole mi suonano come la beffa del ‘bue che dice cornuto all’asino’: in cinque anni di governo di centro-destra non c’è stata una sola ordinanza, non c’è stato un solo provvedimento, strategico o meno, che non sia stato pubblicizzato, divulgato, promosso, diffuso, con ogni strumento a nostra disposizione. Addirittura per far sapere a tutti, anche a coloro che, loro malgrado, non leggevano i giornali, i provvedimenti di chiusura delle strade, organizzavamo anche il volantinaggio nelle cassette delle lettere. E ricordo quando un ex amico prese la multa per una sosta vietata in corso Vittorio Emanuele per una chiusura temporanea di cui ‘non era a conoscenza’, e, in un’accesa telefonata contestò la mia informazione, ossia l’aver messo l’ordinanza con il provvedimento, nel suo condominio, nella sua cassetta delle lettere: “E che significa..e se io non ho ritirato la posta quel giorno, mica sono costretto ad aprire tutti i giorni la cassetta delle lettere? L’ordinanza me la dovevate portare a casa!”. Ecco, questa era la pretesa della ‘comunicazione’ nei cinque anni di ufficio stampa al Comune. E oggi l’attuale amministrazione comunale non è in grado neanche di pubblicare correttamente e secondo le previsioni normative una semplice ordinanza per la chiusura di 30 metri di un marciapiede. Buona giornata!

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