Per essere valida un’ordinanza sindacale va resa
nota, ovvero pubblicata, almeno 48 ore prima dell’entrata in vigore del
dispositivo in essa contenuto. In caso contrario, quell’ordinanza è nulla. Come
sempre, non lo dico io, ma lo prevede la normativa. E lo dice persino il Comune
di Pescara, in tutte le ordinanze che, però, vengono pubblicate addirittura
quando sono già trapassate. Succede ormai puntualmente da un anno a questa
parte, bel segno di trasparenza. Ecco l’ultimo caso: ordinanza numero 328,
firmata dal sindaco Alessandrini. Un’ordinanza semplice semplice: in sostanza
un’impresa privata deve fare i lavori di rimozione e sostituzione di alcune
insegne in un edificio situato nel centralissimo corso Vittorio Emanuele,
numero civico 190 e chiede al Comune, giustamente, di prevedere un divieto
temporaneo di transito pedonale esclusivamente nel tratto di marciapiede antistante
il civico 190, appena 30 metri, tra le 8 e le 20 dello scorso 30 giugno 2015.
Facciamo attenzione: l’impresa è perfettamente in regola, inoltra la sua
istanza il 25 giugno, quindi con cinque giorni di preavviso, allega la
piantina, tutti i dettagli e resta in attesa di un’ordinanza semplice semplice,
due righe per un minimo ingombro, giusto un piccolo dispositivo di sicurezza.
Bene, ma come sempre, è qui che casca l’asino: gli uffici tecnici fanno l’ordinanza,
che però riporta la data del 29 giugno, ossia appena 24 ore prima dell’entrata
in vigore del dispositivo, ossia fuori tempo massimo per dare esecutività all’ordinanza.
E, se leggiamo l’ordinanza, lo dice lo stesso documento: ‘l’efficacia della
presente ordinanza è subordinata alle seguenti condizioni: …apposizione della
segnaletica verticale semovente (le paline mobili) di divieto di transito
almeno 48 ore prima dell’inizio del divieto stesso; invio della prescritta
dichiarazione di avvenuta apposizione della segnaletica a mezzo fax prima della
decorrenza del presente atto; disponibilità
sul luogo dei lavori, della dichiarazione di apposizione della segnaletica…’. Ovvero,
dice la legge: per rendere valida un’ordinanza sul traffico, la segnaletica va
installata almeno 48 prima dell’entrata in vigore, per permettere a tutti di
prenderne conoscenza, e l’ordinanza è valida solo se la segnaletica è stata
installata 48 ore prima. Ora, seppure fosse che il sindaco Alessandrini ha
firmato l’ordinanza alle 8 in punto del 29 giugno, comunque l’ordinanza dev’essere
stata restituita agli uffici tecnici che, a loro volta, l’hanno restituita all’impresa
privata che, solo dopo aver avuto l’ordinanza in mano, può aver dato mandato di
apporre la segnaletica verticale mobile per indicare il divieto. E quando sarà
avvenuto tutto questo? Intorno alle 9.30 del 29 giugno, bene,…peccato che il
dispositivo scattasse, com’è in effetti scattato, alle ore 8 del 30 giugno,
ossia meno di ventiquattr’ore dopo, e un giorno prima delle 48 ore imposte
dalla legge! Ciò significa che quell’ordinanza, che pure è stata applicata, era
di fatto nulla: nullo il divieto, nulle le paline, se sono state installate, e,
se qualcuno avesse ricevuto un danno da quei lavori, beh! Il Comune avrebbe
dovuto preparare un risarcimento. Ma c’è di più: firmata un’ordinanza, il
Comune ne deve dare massima conoscenza e divulgazione, utilizzando tutti gli
strumenti a propria disposizione, come il sito istituzionale. Ed è vero, lo ha
fatto, l’ordinanza è stata pubblicata, sì…peccato che la pubblicazione sia
avvenuta il primo luglio 2015, per un lavoro iniziato e concluso il 30 giugno
2015, ossia ventiquattro ore prima. In altre parole i pedoni hanno saputo solo
il primo luglio che non avrebbero potuto transitare su un tratto del
marciapiede di corso Vittorio Emanuele…il 30 giugno, ovvero il giorno prima! La
motivazione è semplice: l’ordinanza firmata evidentemente dal sindaco solo la
sera del 29 giugno, è stata caricata sul sito istituzionale del Comune solo la
mattina del 30 giugno, quindi è diventata visibile ai cittadini il primo
luglio, quando in realtà era già scaduta. Una circostanza che susciterebbe una
sana e scontata risata, se non fosse istituzionalmente drammatica, rivelando il
volto di un’amministrazione comunale che, dopo un anno di governo, non riesce
ancora neanche a pubblicizzare, nelle forme corrette, un’ordinanza, figuriamoci
amministrare una città di 127mila abitanti che, durante le ore del giorno,
specie in estate, arriva anche a 250-300mila persone che gravitano sul territorio.
Rendere pubblica un’ordinanza, un divieto, un permesso, un qualunque
provvedimento assunto sulla città, in altre parole ‘informare’ i cittadini che
si amministrano, consentire a ciascuno di essi di avere gli strumenti necessari
per vivere il proprio territorio senza ‘sorprese’ è un dovere per chi
amministra. Quante volte, nei cinque anni trascorsi come ufficio stampa del
Comune con il sindaco Albore Mascia, mi sono sentita dire che ‘non comunicavamo’,
non facevamo abbastanza per rendere visibile all’esterno ciò che si decideva in
Comune, ciò che si faceva, ciò che si progettava. Oggi, dopo un anno di governo
Alessandrini, quelle parole mi suonano come la beffa del ‘bue che dice cornuto
all’asino’: in cinque anni di governo di centro-destra non c’è stata una sola
ordinanza, non c’è stato un solo provvedimento, strategico o meno, che non sia
stato pubblicizzato, divulgato, promosso, diffuso, con ogni strumento a nostra
disposizione. Addirittura per far sapere a tutti, anche a coloro che, loro
malgrado, non leggevano i giornali, i provvedimenti di chiusura delle strade,
organizzavamo anche il volantinaggio nelle cassette delle lettere. E ricordo
quando un ex amico prese la multa per una sosta vietata in corso Vittorio
Emanuele per una chiusura temporanea di cui ‘non era a conoscenza’, e, in un’accesa
telefonata contestò la mia informazione, ossia l’aver messo l’ordinanza con il
provvedimento, nel suo condominio, nella sua cassetta delle lettere: “E che
significa..e se io non ho ritirato la posta quel giorno, mica sono costretto ad
aprire tutti i giorni la cassetta delle lettere? L’ordinanza me la dovevate
portare a casa!”. Ecco, questa era la pretesa della ‘comunicazione’ nei cinque
anni di ufficio stampa al Comune. E oggi l’attuale amministrazione comunale non
è in grado neanche di pubblicare correttamente e secondo le previsioni
normative una semplice ordinanza per la chiusura di 30 metri di un marciapiede.
Buona giornata!
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